I pavimenti dei Cosmati
Nei secoli 12°-13° sono diversi i maestri marmorari che lavorano a Roma
e nei dintorni cercando di riproporre in termini aggiornati le
tradizioni architettoniche alle quali si riferiva da tempo la
cristianità romana. Tradizioni che poco prima erano state riprese nel
laboratorio che i benedettini, ai tempi (1066 circa) dell'abate
Desiderio, avevano organizzato a Montecassino con la collaborazione di
maestranze bizantine.
Questi artigiani del marmo erano spesso raggruppati in botteghe e
famiglie e sono spesso ricordati come "Cosmati" e "Vassalletto". Fra i
tanti artigiani c'erano comunque delle individualità interessanti come
Jacopo di Lorenzo, Cosma di Jacopo e Pietro Vassalletto.
I pavimenti cosmateschi, coloratissimi tappeti marmorei la cui ricchezza
e varietà
contrasta con l’austera semplicità delle architetture romaniche nelle
quali sono
inseriti, nonostante l’inevitabile degrado prodotto dal trascorrere di
quasi mille
anni, riescono ancora a sopraffare i nostri sensi con la loro vibrante
bellezza.
Il termine cosmatesco si riferisce ad un particolare stile di
decorazione policroma
caratterizzata dall’impiego di tessere o piccoli tasselli di marmo,
granito o
ceramica utilizzati per creare motivi geometrici. Questo tipo di
decorazione
prende il suo nome dai membri di alcune famiglie di artigiani che
operarono nel
corso dei secoli XII° e XIII° in Italia.
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I pavimenti cosmateschi svolgono, nei luoghi in cui sono collocati, la
funzione di
elemento organizzatore dello spazio e indicatore di direzioni. Le chiese
romaniche
sono basate su piante a basilica, composte da una navata longitudinale
che,
affiancata da navate laterali, connette l’entrata, posizionata ad una
estremità della
chiesa, attraverso lo spazio del coro, con l’altare, collocato in un
abside
semi-circolare, posto all’altra estremità.

I pavimenti cosmateschi sono sempre composti da un elemento lineare che
corre lungo la navata,
attraversa il coro per giungere all’altare.
Questo elemento lineare può essere composto dalla guilloche

una serie di dischi o tondi che si
connettono attraverso fasce che si intrecciano
e da un quinconce

una composizione di quattro tondi attorno a un quinto
connesso agli
altri ancora attraverso bande intrecciate.
La maggior parte dello spazio del pavimento è suddivisa in una griglia
di rettangoli,
ognuno dei quali è riempito da un motivo geometrico sovrapponibile
secondo due direzioni
come una carta da parati.
Questo tipo di motivi è denominato a carta da
parati anche dai
matematici (nel mondo anglosassone è molto diffusa la definizione
wallpaper group per
indicare il gruppo dei 17 motivi periodici).
La dislocazione del pavimento funziona a due diversi livelli, il motivo
lineare definisce
lo spazio della navata sia come elemento architettonico – un corridoio –
che come passaggio
simbolico, emblematico del pellegrinaggio terrestre del cristiano prima
della sua ascensione
nel regno dei cieli.
Gli elementi lineari di guilloche e quinconce
sottolineano una
ininterrotta progressione. Le fasce sinuose che collegano i tondi sono
percepite come
continue e intrecciate piuttosto che come giustapposizione di parti
disgiunte.
A differenza dei motivi della navata centrale, i motivi geometrici che
riempiono
i rettangoli che occupano, in parte o del tutto, la restante superficie
pavimentata hanno
un carattere a-direzionale, statico, fornendo così un ricco e
coloratissimo tappeto marmoreo
per gli spazi.
La simmetria bilaterale della pianta a basilica è probabilmente il
maggior elemento di ordine
dello spazio architettonico. La basilica medievale e paleocristiana fu
un interpretazione,
basata sui precetti religiosi cristiani, della preesistente tipologia
architettonica della
basilica romana. Questa era rettangolare, con due absidi posti ognuno
alle estremità
dell’asse maggiore e due entrate in corrispondenza delle estremità degli
assi minori.
Gli elementi architettonici erano disposti in modo tale che parti uguali
si trovassero
opposte: abside ad abside, colonna a colonna, ingresso a ingresso. In
altre parole, il
centro della basilica romana era un centro di rotazione. Nel riadattare
la tipologia
basilicale alle loro necessità liturgiche, gli architetti cristiani
eliminarono le
entrate dall’asse minore, tolsero un abside da una delle estremità
dall’asse maggiore
sostituendolo con un’entrata e collocarono l’altare nel rimanente
abside. In questo modo,
la simmetria della pianta risultò profondamente alterata. Restava un
solo asse di
riflessione. Il centro della struttura, inoltre, non agiva più da centro
di simmetria
rotatoria. Questo asse di riflessione assunse un fondamentale ruolo di
natura
simbolica: come accennato, divenne un percorso allusivo del
pellegrinaggio del cristiano
verso il regno dei cieli.
Nei pavimenti cosmateschi, il motivo
curvilineo che definisce
l’asse della navata centrale sottolinea la simmetria speculare di tutta
la pianta.
La simmetria bilaterale è ulteriormente enfatizzata dal fatto che, in
molti casi,
i motivi dei rettangoli disposti ai lati della navata sono disposti
simmetricamente,
cioè lo stesso motivo appare nei rettangoli posti simmetricamente
rispetto all’asse centrale.
È interessante notare che, oltre ad essere distinti dai rispettivi ruoli
architettonici,
il passaggio centrale e i rettangoli che lo affiancano sono
differenziati anche dalla
simmetria dei loro motivi. L’elemento centrale, pur rivestendo
all’interno della chiesa
il ruolo di asse di simmetria speculare, a causa della natura
intrecciata di guilloche
e quinconce che lo costituiscono, non manifesta simmetria bilaterale ma
solo rotatoria
(cioè una rotazione di 90°, attorno al punto centrale del quinconce lo
fa coincidere
con se stesso; diremo cioè che il quinconce manifesta una simmetria
rotatoria di ordine 4).
Nel caso di una striscia che connette tre tondi a formare un guilloche,
un mezzo giro attorno
al centro del tondo di mezzo fa coincidere il motivo con se stesso.
Diremo allora che
il guilloche manifesta una simmetria rotatoria di ordine 2. Diremo che
un motivo manifesta
simmetria speculare rispetto a una retta se questa si comporta come uno
specchio che,
riflettendo una metà del motivo, genera l’altra. Per comprendere la
differenza tra simmetrie
speculari e rotatorie, consideriamo il disegno del pavimento della
Cappella del Cardinale
del Portogallo a San Miniato al Monte a Firenze.

È un esempio
interessante di motivo che ad
un’osservazione superficiale assomiglia a un quinconce ma che, a
differenza di questo,
presenta 4 assi di simmetria speculare e quindi la stessa simmetria di
un quadrato.
I motivi periodici che riempiono i rettangoli su ogni lato della navata
laterale, d'altronde,
a differenza dei disegni del corridoio centrale, esibiscono tutti una
simmetria speculare.
Ad esempio, il motivo periodico presenta quattro tipi
diversi di assi di
simmetria speculare: orizzontale, verticale e diagonale.
Mentre non tutti i motivi periodici creati dai Cosmati includono così
tante simmetrie speculari,
tutti presentano almeno un insieme di assi speculari paralleli.
Un altro aspetto interessante dei pavimenti cosmateschi è la varietà di
forme impiegate nella
loro realizzazione. È come se i Cosmati avessero voluto dimostrare la
loro maestria nel pavimentare
il piano, utilizzando le simmetrie speculari in tutti i modi possibili.
I cosmati ricavavano il marmo per i loro pavimenti dagli edifici romani.
I tondi utilizzati
nei guilloche e quinconce,
ad esempio, sono fette di antiche colonne marmoree.
Le forme che
compaiono nei pavimenti sono
cerchi, triangoli, quadrati, rettangoli, rombi, esagoni ottagoni e la
vesica piscis (ovale
appuntito formato dall’intersezione di due circonferenze).
Spesso una di
queste forme è derivata
da un’altra: un rombo creato da due triangoli equilateri, un triangolo
generato dalla divisione
di un quadrato lungo una delle sue diagonali o un rettangolo formato
dall’unione di due quadrati.
Le configurazioni dei Cosmati spesso propongono combinazioni standard di
queste forme, come
quella che vede un quadrato ruotato di 45° e inscritto in un altro
(combinazione detta ad quadratum)
oppure quella che vede un triangolo ruotato di 180° e inscritto in un
altro (ad triangulum) o,
per finire, quella che vede un cerchio che ne contiene uno concentrico.
Per quanto siamo stati in
grado di verificare, alcune altre combinazioni di forme come quella che
vede un quadrato inscritto
in un cerchio non compaiono mai nei pavimenti originali (benché queste
configurazioni appaiano in
settori di pavimenti restaurati). Abbiamo scelto il termine vocabolario
di forme per caratterizzare
queste particolari morfologie dei tasselli e i modi in cui furono
combinate dai Cosmati.
Utilizziamo questo termine per sottolineare il fatto che questi
artigiani possedevano regole secondo
le quali creare e combinare le forme, così come gli scrittori impiegano
le regole grammaticali per
determinare le parole opportune a formare dei periodi.
Spesso le invenzioni geometriche dei Cosmati nascevano da intuizioni di
natura pratico-costruttiva:
i metodi di posa dei pezzi del mosaico potevano ispirare la creazione di
motivi di riempimento
dello spazio. Nel settore incompiuto di un mosaico che si
trova a Civita Castellana
possiamo osservare come nel pezzo base, in marmo bianco, venissero
scavati gli alloggiamenti
che accolgono esattamente, senza sporgenze, i tasselli in marmo colorato
che formano un
motivo periodico. Per completare il lavoro, le tracce nel marmo venivano
riempite con un fondo
cementizio sul quale venivano pressati i tasselli colorati. Gli artisti
Cosmati creavano una
prima matrice in cui venivano collocati i pezzi più grandi del motivo.
Il
passaggio seguente
consisteva nel riempire gli spazi vuoti ricavandovi gli alloggiamenti
destinati ad accogliere
dei moduli nella scala di grandezza immediatamente inferiore alla
precedente; in questo caso,
si tratta di quadrati la cui diagonale è esattamente uguale al lato del
quadrato maggiore,
in una configurazione ad quadratum. Alla fine di questo secondo
passaggio, gli spazi ancora
integri potevano essere riempiti con pezzi che vi si incastrassero
perfettamente (come il
triangolo utilizzato in questo esempio) oppure, se lo spazio rimanente
lo permetteva,
potevano esservi collocati pezzi nella scala immediatamente inferiore
che saturano il vuoto
solo parzialmente. Questo vuoto poteva essere poi lasciato libero o
riempito con pezzi che
vi si incastrassero perfettamente. L’analisi del metodo di costruzione
si rivela determinante
nel comprendere perché stranamente, per pavimenti coloratissimi, la
tinta giochi un ruolo
marginale nella percezione dell’ordine. Il colore spesso sembra
applicato in modo casuale,
non vi è simmetria colorata. La lettura del motivo avviene in termini di
contrasto di chiarezze,
piuttosto che di tinte. Ciò è vero al punto che, come dimostra il metodo
applicato dalla storica
dell’arte Dorothy Glass per classificare i disegni, al fine di
datare i pavimenti,
è possibile astrarre i motivi come semplici disposizioni di tasselli
bianchi e neri.
L’imperativo di riempire lo spazio spiega probabilmente l’apparire di un
terzo tipo di simmetria
nei pavimenti dei Cosmati: la simmetria di similitudine o, come spesso
viene oggi chiamata,
la simmetria frattale. Gli spazi, di volta in volta rimasti vuoti nel
processo di pavimentazione,
vengono riempiti sistematicamente con forme simili di scala più piccola
e il risultato può
essere un motivo localmente auto-simile (cioè una sua porzione possiede
simmetria frattale).
I triangoli sono le figure più frequentemente utilizzate come moduli
riempi-spazio,
specialmente nelle aree comprese tra i margini circolari di guilloche e
quinconce e i bordi
rettilinei che li circondano. Questi spazi curvi, quasi triangolari,
sono spesso riempiti
con un grande triangolo; i rimanenti interstizi sono a loro volta
riempiti da triangoli più
piccoli, finché non vi sia altro spazio disponibile. La configurazione
motivo, risultante da
questo processo, è quello che noi oggi definiamo setaccio di Sierpinski
I pavimenti dei Cosmati intessono, con il senso dell’ordine, un dialogo
a diversi livelli e
su differenti scale: operando la grande suddivisione dell’interno della
chiesa in passaggio
centrale e aree rettangolari laterali, giocando a scala intermedia sulla
varietà delle
simmetrie (speculare, rotatoria e traslatoria, che troviamo nei
rettangoli e nell’elemento
centrale) e infine, a livello locale, inducendo in alcune aree l’occhio
a esplorare la
superficie più in profondità attraverso la vertiginosa simmetria di
auto-somiglianza.
Al colore è assegnata la funzione di sedurre lo sguardo e non quella di
rafforzare le simmetrie,
percepite essenzialmente grazie ai primari contrasti di chiarezza.
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